
UNA
SUBDOLA FORMA DI DISCRIMINAZIONE
SI
AGGIRA NEL NOSTRO ATENEO!
Non
è il titolo di un film, ma di un fenomeno reale che sempre più emerge anche
nell’Università di bari.
Le situazioni di conflitto sui posti di lavoro (uffici
amministrativi, dipartimenti, facoltà) tra docenti e docenti, tra docenti e
personale tecnico-amministrativo, in una situazione complessa come l’Università,
sono sempre tantissime. Nella stragrande maggioranza dei casi più gravi, che
non si risolvono bonariamente o con una “separazione consensuale”, la
persona psicologicamente o gerarchicamente più debole spesso è sottoposta ad
una serie di vessazioni mortificanti, ovvero è sottoposta a “MOBBING”,
cioè ad “azioni ostili costanti, frequenti e prolungate nel tempo, portate da
uno o più individui aggressori, con lo scopo preciso di arrecare danno alla/e
loro vittima/e che si concretizzano con attacchi ai contatti umani e alla
reputazione, cambiamenti delle mansioni, minacce, critiche, pettegolezzi,
violenze ecc., oppure con l’isolamento, discriminazioni, ostruzionismi,
sabotaggi, rifiuto di collaborazione, tutte tese alla distruzione psicologica,
professionale e della carriera della vittima, la maggior parte delle volte perché
questa si è posta in una posizione di scontro con il “boss” (bossing).
E chi
l’ha subito è “MOBBIZZATO”. E
sempre più spesso la magistratura emette sentenze di condanna contro
“capetti” ed amministrazioni pubbliche e private.
Situazioni
di conflitto persistenti e durature possono portare ad un tale stato di
prostrazione psicologica da condurre ad eventi traumatici estremi, quali suicidi
o tentativi di suicidio. Ciò che probabilmente è accaduto nel caso del
compianto collega Luigi Spinelli, tecnico-laureato presso il Dip. di Genetica e
Anatomia Patologica, l’unico per il quale non era stato richiesto il posto di
ricercatore in base alla legge 4/99. Luigi si era rivolto alla nostra
organizzazione per essere aiutato a far riconoscere i propri diritti. Il nostro
rimpianto è quello di non aver avuto molto tempo per evitargli il peggio, per
aiutarlo a difendersi dai soprusi della “mafia
dei baroni neri, rossi o a pallini”.
- Anche le molestie
sessuali sul lavoro possono essere una forma di mobbing. Vi
ricordate lo squallido episodio del
dipendente denunciato perché scambiava
le risposte dei test di accesso ai corsi di laurea con la richiesta di
prestazioni sessuali? Che fine hanno fatto i propositi di rigore espressi
dall’Amministrazione? E la Commissione per le pari opportunità ha fatto
qualcosa in merito?
- Anche
la mobilità selvaggia del personale e/o a discrezione è una forma di
mobbing.
Il problema della mobilità è completamente in balia dei voleri dei vari
dirigenti, o dei presidi e dei direttori di dipartimento. Spesso i
trasferimenti, o la mancata concessione di trasferimento, vengono utilizzati in
modo prepotente e discriminatorio: come premi ai “buoni” o punizioni ai
“cattivi”. Da anni si è in attesa che l’Amministrazione approvi un
nuovo regolamento, concordato con le OO.SS., che permetta di impedire che la
mobilità venga utilizzata come strumento di “bossing”
sui posti di lavoro.
- Anche le disuguaglianze retributive sono uno strumento di
mobbing. Il modo arbitrario
di attribuzione di salario differito al personale t.a. (fondi europei, progetti
vari, conto terzi, ecc.), a discrezione di dirigenti e direttori, senza alcuna
possibilità di verifica da parte dei lavoratori, divide i lavoratori in buoni e
cattivi, ponendoli l'uno contro l'altro per la “conquista” di un incentivo o
di una promozione. Dov'e il monitoraggio sulle diverse forme di salario
differito? Dove sono le regole e chi controlla la loro applicazione laddove ci
sono?
- Anche le discriminazioni nel reclutamento e nella carriera dei docenti
sono una forma di mobbing.
Il “boss” che decide chi deve fare carriera e chi no, fa mobbing,
spesso calpestando anni di impegno e sacrifici. Le commissioni che truccano i
concorsi fanno mobbing.
Anzi, nel caso dei concorsi recentemente sotto indagine nell’Università di
Bari a Medicina, la magistratura non ha esitato a definire i comportamenti dei
membri delle commissioni di “stampo mafioso”.
Una cosa è
certa, un fenomeno come il mobbing
nell’Università di Bari si
può sviluppare grazie ad un sistema senza garanzie, che si regge sulle
complicità trasversali di lobby baronali, dirigenti, docenti e personale t.a.
compiacenti, sindacalisti complici di questo sistema corrotto. A quando un
codice di comportamento e di disciplina da applicare ai dirigenti e a direttori
e presidi?
Attualmente, la CIB/Unicobas
assiste due lavoratrici, sia sindacalmente che legalmente, per il
demansionamento subito da parte del loro dirigente. Per tale motivo le due
colleghe sono in malattia da diversi mesi e versano in uno stato di forte
stress, accertato anche da un psicologo del lavoro.
Per
combattere qualsiasi forma di discriminazione sui luoghi di lavoro la CIB/Unicobas
propoNe, a quanti fossero interessati, la costituzione nell’Università di
Bari di un’”associazione contro il mobbing” intitolata a gino
Spinelli.
Intanto,
è da subito disponibile uno sportello di tutela sindacale e legale: per
informazioni e consigli contattare Pasquale CATALDO, c/o Dip.to PROGESA tel.uff.
2824; cell. 320.7980364; e-mail; catpas@agr.uniba.it
oppure la sede
sindacale Provinciale Intercategoriale Via De Bellis,1 - Aperta tutti i giorni
escluso il sabato e la domenica dalle ore 17,30 alle 19,00: tel/segr./fax:
080.5576797; e-mail; cibunicobas.bari@libero.it
Bari, 14 ottobre 2004
C.I.B./UNICOBAS Università/Politecnico di Bari